Convenzione tra il comune di Settimo Vittone e il FAI - Fondo Ambiente Italiano - per la valorizzazione , la promozione e la pubblica fruizione del complesso monumentale di "San Lorenzo".

Settimo Vittone

Il complesso monumentale di San Lorenzo

La chiesa di San Lorenzo

Visita esterna del battistero

Visita esterna della chiesa di San Lorenzo

Interno del complesso monumentale

Lato Ovest

Lato Nord

Lato Sud

Cappella Avogadro

Area presbiteriale

Manica di raccordo

Interno del battistero

Video San Lorenzo

Orario Visite

Ringraziamenti

Come raggiungere la pieve

Lato Sud

E' quello più conservato con tre registri di scene. Da destra: una grande immagine di S. CRISTOFORO occupa due registri di decorazione. Ha la testa coronata (la corona del martirio) e un ricco manto blu decorato a rosette bianche, ottenute con tecnica a puntinatura e reca in mano una palma con i datteri. L'iconografia di questo santo è ricca e non uniforme, ma le dimensioni della figura, il fusto di palma con i datteri e la posizione proprio davanti all'entrata della chiesa sono sicuramente suoi caratteri iconografici distintivi. Una scritta sul fianco, lo attribuisce al pittore Guglielmo da Orta, che si firma anche nell'oratorio di Santa Maria in Gaggiolo ad Oleggio (fine del sec. XIII).

Registro inferiore, probabilmente un po' più antico: scena complessa, racchiusa da una cornice a doppia fascia di colore, ravvivata da una fila di punti bianchi, che le conferiscono ricchezza, con la stessa tecnica decorativa che verrà usata per il manto di S. Cristoforo. La cornice sale fino al registro mediano, ridiscende per girare intorno alla finestra (ricordiamo che è l'unica apertura originaria), risale per completare il riquadro della scena.

 


E' rappresentato S. NICOLA DA BARI E IL MIRACOLO DEI TRE FANCIULLI: S. Nicola, con la mitra vescovile ancora di foggia arcaica, risuscita i tre fanciulli dal barile della salamoia. Sulla sinistra l'oste o macellaio colpevole e poi pentito. Notare la cuffia del macellaio con le aperture che lasciano sfuggire i capelli.

Infine una ADORAZIONE DEI MAGI, già ben nota alla critica, che però i restauri hanno reso più leggibile. I personaggi hanno il nome scritto sullo sfondo che è ornato con motivi a stella e a fiori (cfr. lo sfondo del Miracolo di S. Nicola e dell'affresco mutilo in controfacciata). La Vergine regge in mano un grande fiore, forse un giglio, sormontato dalla stella. Ha il viso rilevato dal rosso delle gote, la veste azzurra con filettature bianche che dovrebbero indicare le pieghe dei panneggi, ma che in ogni caso rispondono ad una esigenza decorativa e coloristica. Questo affresco viene datato al tardo sec. XIII, come anche quello di S. Nicola e di S. Cristoforo. Le cornici sono tutte del medesimo tipo.


Nel registro mediano, partendo da sinistra, vi è l'affresco più evanescente: l'ARCANGELO S. MICHELE, con la bilancia sulla quale vengono pesate le anime. Rimangono solo i tratti essenziali del disegno che meriterebbero studio e confronti approfonditi. (Per il sovrapporsi degli intonaci deve essere considerato il più antico in assoluto).


Di seguito: un SANTO VESCOVO, in cattedra gotica, che consegna o riceve dei rotoli di pergamena da un frate supplicante in cocolla nera e tonaca bianca (inizi 1400).

Infine MADONNA IN TRONO e BAMBINO con il Beato Pietro da Lussemburgo. Sembra essere una Madonna del latte, con il Bambino che le tiene un seno e volge le spalle al Beato. Pietro da Lussemburgo è riconoscibile dagli attributi: la tonsura, il cappello cardinalizio e il blasone con leone rampante del suo casato. Pietro morì nel 1387, poco prima del diciottesimo compleanno. Beatificato nel 1527 non fu mai canonizzato. Fu uno dei rari casi di anticipo del culto popolare e dell'iconografia religiosa sulla liturgia. In ogni caso il dipinto deve essere posteriore alla sua morte, questa scena dunque fa parte del terzo ciclo di pitture trecentesche, databile intorno al 1390. Il pittore sembra mediocre e alquanto goffo: vedi la prospettiva forzata del trono della Vergine, i lineamenti del viso, i particolari della capigliatura; attento soltanto ad elementi di contorno, quali la cornice mistilinea dei braccioli del trono o la decorazione a losanghe dello schienale.

Nel registro superiore: ULTIMA CENA, molto mutila. Solo tre Apostoli a sinistra e due a destra sono interamente conservati, sotto la mensa vediamo panneggi e piedi dei commensali, variamente mossi. E' insolita una mensa cosi ricca di bicchieri colmi, di bottiglie di vino, e di grande abbondanza di pagnottelle sparse. Il Cristo era probabilmente in posizione mediana, nel punto in cui sulla mensa si trova una grande coppa (inizi 1400).Probabilmente della stessa mano del Santo Vescovo del registro sottostante.

 

 

 

Da notare il grande CROCEFISSO ligneo (sec. XIV), di scuola aostana, di recente consolidato e restaurato, del quale sono ora apprezzabili sia i valori plastici che la capacità espressiva.